Agenda 2030, sostenibilità, economia circolare e transizione energetica: a quattro anni dalla scadenza fissata dalle Nazioni Unite, il bilancio globale mostra progressi importanti, ma anche preoccupanti passi indietro.

Il 2030 sembrava lontano
Quando nel settembre 2015 i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite hanno adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, quindici anni apparivano un arco temporale sufficientemente lungo per cambiare la rotta globale.
Oggi ne restano meno di quattro, la domanda diventa inevitabile: quanto siamo davvero vicini agli obiettivi che ci eravamo dati?
La risposta è complessa, perché, mentre tecnologia, energie rinnovabili, nuovi materiali e modelli di economia circolare stanno facendo passi avanti importanti, su altri fronti, guerre, cambiamento climatico, disuguaglianze e difficoltà economiche stanno rallentando — e in alcuni casi invertendo — il percorso.
Non tutto sta andando nella direzione sbagliata. Ma certamente non stiamo andando abbastanza velocemente.
Agenda 2030: dove siamo oggi
Il Sustainable Development Goals Report 2026, pubblicato dalle Nazioni Unite a luglio, fotografa una situazione che merita attenzione.
Sui 139 target dell'Agenda 2030 per i quali sono disponibili dati sufficienti:
solo il 15% è attualmente in linea con gli obiettivi fissati;
il 21% mostra progressi moderati;
quasi la metà registra avanzamenti marginali o nessun progresso significativo;
il 15% è addirittura arretrato rispetto ai livelli del 2015.
Un quadro che sintetizza bene la contraddizione del nostro tempo: abbiamo più strumenti, più conoscenze e più tecnologie rispetto a dieci anni fa, ma il contesto geopolitico, economico e climatico rende l'attuazione pratica sempre più complessa.
I passi avanti
Partiamo dalle buone notizie: ce ne sono, e alcune sono strutturali.
1. Le energie rinnovabili guidano la transizione
La transizione energetica rappresenta uno dei segnali di progresso più evidenti.
Secondo i dati dell'International Renewable Energy Agency (IRENA), nel solo 2025 sono stati installati nel mondo 692 GW di nuova capacità rinnovabile, portando la capacità complessiva a 5.149 GW.
Le fonti rinnovabili hanno rappresentato circa l'85,6% di tutta la nuova capacità elettrica installata nell'anno, con solare ed eolico protagonisti assoluti della crescita.
Un dato importante perché dimostra come la transizione energetica non sia più soltanto una scelta ambientale: sta diventando sempre più una scelta industriale, economica e strategica.
2. L'economia circolare entra nelle regole del mercato
In Europa il principio della circolarità sta passando progressivamente dalle dichiarazioni di intento alle norme vincolanti.
Un esempio particolarmente importante per la filiera industriale e dei prodotti è il nuovo Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e generalmente applicabile dal 12 agosto 2026.
Il regolamento introduce nuovi requisiti relativi alla progettazione degli imballaggi, alla loro riciclabilità, al riuso e alla prevenzione dei rifiuti.
Per le aziende significa iniziare a considerare prodotto e packaging come parti di un unico sistema, valutando quantità di materiale utilizzato, riciclabilità, provenienza delle materie prime e gestione del fine vita.
3. Misuriamo meglio l'impatto reale
Anche sul fronte della misurazione sono stati compiuti passi significativi.
Nel 2016 il database internazionale degli SDGs comprendeva 115 indicatori e circa 330.000 rilevazioni. Nel 2026 gli indicatori sono diventati 233 e i dati disponibili hanno superato i 3,2 milioni.
Un'infrastruttura informativa senza precedenti, che permette di comprendere meglio dove stiamo avanzando e dove, invece, stiamo perdendo terreno.
Lo stesso principio vale per le aziende: Parlare genericamente di sostenibilità conta sempre meno. Diventano invece centrali tracciabilità dei materiali, certificazioni, dati di filiera e misurazione degli impatti.
I passi indietro
Il quadro si complica quando analizziamo altri indicatori.
1. Le emissioni globali continuano a salire
Mentre la capacità di generazione rinnovabile cresce a ritmi sostenuti, le emissioni globali di gas serra continuano a registrare livelli record.
Secondo i dati ONU, nel 2024 hanno raggiunto 57,7 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, con un aumento del 2,3% rispetto all'anno precedente.
Le politiche climatiche adottate negli ultimi anni hanno contribuito a ridurre le proiezioni peggiori sul riscaldamento globale. Ma il divario rimane significativo: anche se tutti gli impegni climatici attualmente dichiarati venissero rispettati, l'aumento delle temperature sarebbe ancora stimato tra 2,3 e 2,5 °C entro la fine del secolo.
La crescita delle rinnovabili, quindi, rappresenta un progresso reale. Ma non ancora sufficiente.
2. Instabilità geopolitica e conflitti
Il Sustainable Development Goals Report 2026 individua nell'intensificarsi dei conflitti uno dei principali fattori che stanno ostacolando il raggiungimento degli obiettivi.
Le conseguenze si propagano ben oltre i territori direttamente coinvolti: catene di approvvigionamento più fragili, volatilità dei mercati energetici, emergenze umanitarie, rallentamento degli investimenti e risorse pubbliche destinate ad affrontare nuove priorità.
La sostenibilità, ancora una volta, dimostra di non poter essere separata dalla stabilità economica e sociale.
3. Il divario tra Nord e Sud del mondo
Anche la velocità della transizione continua a essere profondamente disomogenea.
Nel 2025 l'Asia ha concentrato oltre il 74% della nuova capacità rinnovabile installata nel mondo, mentre l'Africa, pur registrando una crescita significativa, ha aggiunto appena 11,3 GW.
Tecnologie, investimenti e infrastrutture continuano quindi a concentrarsi soprattutto nelle economie con maggiore disponibilità di capitale.
E proprio qui emerge una delle questioni centrali dell'Agenda 2030: una transizione può definirsi realmente sostenibile se non riesce a essere anche inclusiva?
4. La ricerca di un equilibrio tra sostenibilità e competitività
Nel contesto europeo si sta aprendo anche un altro fronte, con l'Omnibus Simplification Package, l'Unione Europea ha avviato una significativa revisione delle regole relative alla rendicontazione di sostenibilità, alla due diligence e alla tassonomia.
Le modifiche alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e alla CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) sono state definitivamente adottate nel febbraio 2026 con l'obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la competitività delle imprese europee.
Il tema, quindi, non è più soltanto aumentare gli obblighi, la sfida è trovare un equilibrio capace di rendere sostenibilità, trasparenza e competitività economica compatibili tra loro.
Il ruolo delle scelte aziendali
Il tempo che ci separa dal 2030 è ormai breve, ma la storia insegna che le nostre scelte fanno comunque la differenza.
In questo ambito si inseriscono anche le decisioni delle imprese: cosa acquistare, quanto acquistare, da chi, con quali materiali, con quale packaging e con quale durata prevista del prodotto.
La progettazione di un prodotto è fondamentale: utilità, durata, materiali riciclati o riciclabili, certificazioni, packaging, quantità realmente necessarie e gestione del fine vita restano elementi centrali per la realizzazione di prodotti a minore impatto ambientale.
Per questo, anche nel nostro lavoro quotidiano, cerchiamo di fare la nostra parte: proponendo soluzioni più consapevoli, selezionando materiali e fornitori con maggiore attenzione e accompagnando le aziende verso scelte che possano contribuire, nel loro insieme, agli obiettivi dell’Agenda 2030.
Non esistono scelte perfette, ma esistono scelte migliori. Ed è da lì che si può continuare a costruire il cambiamento.




